Patrimonio

L’esposizione offre un interessante itinerario didattico  focalizzato su alcuni dei temi più importanti che caratterizzano l’antica cultura egizia, tra i quali la scrittura.
Strumenti per scrivere e supporti scrittori, quali ostraka (frammenti di terracotta), papiri, pietra e legno, offrono esempi delle tre scritture in uso nell’antico Egitto: quella geroglifica con le sue due forme corsive, ieratica e demotica.

Il faraone e gli dei

Tra i reperti che illustrano, nella sua rappresentazione tradizionale, la figura del faraone, fulcro della società egizia, troviamo esempi dei cosiddetti cartigli che ne racchiudevano il nome e due pregevoli modelli per scultori, con volti di sovrani incoronati dall’urèo (cobra eretto), dell’inizio dell’epoca tolemaica (IV-III secolo a.C.).
Numerose statuette in bronzo ed alcune mummie di animali esemplificano con efficacia le diverse possibili forme che gli Egizi attribuivano alle loro numerose divinità.

La vita dopo la morte

È presente nella collezione anche un ampio campionario di oggetti inerenti al corredo funerario, atto a garantire la sopravvivenza al defunto nell’oltretomba: gli amuleti, in pietra e faïence (pasta silicea, invetriata); le statuette mummiformi (ushabty), dalle svariate misure e dai differenti materiali (legno, pietra e faïence); i vasi canopi, ovvero i quattro contenitori per custodire il fegato, i polmoni, lo stomaco e gli intestini del defunto, realizzati in diversi tipi di materiale.

Spiccano nell’esposizione i sarcofagi (antropomorfi e a cassa) in legno dipinto, tra i quali si segnala la serie proveniente da Tebe, fra cui il corredo di Peftjauyuayset, comprendente la sua mummia, ed una seconda mummia maschile (mummia Busca). Non mancano esempi del cosiddetto Libro dei Morti, una raccolta di formule magico-rituali che accompagnavano il defunto nel viaggio verso l’Aldilà: di assai pregevole fattura, pur se frammentario, è il manoscritto ieratico, appartenuto al sacerdote Hornefer, vissuto nel IV sec. a.C.

Gli scavi di Achille Vogliano

Fiore all’occhiello della collezione egizia milanese sono i materiali provenienti dagli scavi condotti nel Fayum, tra il 1934 e il 1939, dal papirologo Achille Vogliano per conto dell’Università Statale (allora Regia) di Milano e dello stesso Museo Archeologico. Dallo scavo di una porzione dell’abitato ellenistico di Tebtynis provengono numerosi oggetti di vita quotidiana, perlopiù utensili in legno, oggetti da toeletta e anche giochi per bambini. Lo scavo di Medînet Mâdi interessò invece l’area sacra, al centro della quale Vogliano riportò alla luce il tempio fondato nel Medio Regno e ampliato in epoca tolemaica: nelle macerie del tempio, tra decorazioni architettoniche e materiale votivo, Vogliano rinvenne la statua del faraone Amenemhat III, il suo fondatore (ca. 1853-1805 a.C.).